Ferrara per Voi

 

Elisabetta Concetta Gulino

guida abilitata di Ferrara e Provincia

tel/fax0532 91219 – cell 339 8743857 - info@elisabettagulino.it

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 Itinerario tematico: Verso Sant’Antonio in Polesine sulle righe de "Le notti al Santa Caterina" di Sarah Dunant

durata 2,5 ore – fino a 30 persone - 150,00 euro

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Nell’ambito dei Pomeriggi letterari, Gianni Venturi, direttore dell’Istituto di Studi Rinascimentali di Ferrara dialoga con l’autrice venerdì 28 maggio ore 17,30 presso il Castello Estense di Ferrara

l’autrice incontra i lettori sabato 29 maggio 2010 alle ore 17,30 presso la libreria Melbookstore in piazza Trento e Trieste di Ferrara

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In occasione della Giostra del Borgo, che si terrà a Ferrara nell’Ippodromo Comunale presso la sede della Contrada Borgo San Luca

dal 4 al 27 giugno 2010

Il 18 giugno alle ore 21,15 ho il piacere di tenere una conferenza su:

Feste, scienza e clausura nella Ferrara estense de Le notti al Santa Caterina di Sarah Dunant

Il romanzo di recente pubblicazione e traduzione in italiano offre spunti di conoscenza, approfondimento e riflessione sulla storia sociale e politica durante il periodo del ducato estense, dalla metà del XV secolo al 1598, momento della devoluzione del territorio ferrarese alla Santa Sede. La politica dei cinque duchi si distinse in modo differenziato ma significativo nella promozione di conventi e monasteri volti a celebrare la propria politica e personalità e a preservare gli interesse del casato e delle numerose famiglie di notabili che lo circondavano. Risalto sarà dato anche al contributo alla medicina e farmacopea dello Studium ferrarese patrocinato dagli Estensi e ad alcuni illustri medici e studiosi locali distintisi nel mondo della ricerca di allora.

Farà seguito, il 19 giugno alle ore 14,30 una visita guidata all’insegna delle numerose presenze e testimonianze di questo periodo a Ferrara che si concluderà con la visita al convento di clausura delle benedettine in città:

Verso Sant'Antonio in Polesine sulle righe de Le notti al Santa Caterina

Per maggiori informazioni sulle attività della Contrada e sul programma della Giostra del Borgo

http://www.lagiostradelborgo.it

Per maggiori informazioni sulla visita guidata contattare

tel/fax 0532 91219 – 339 8743857 - info@elisabettagulino.it

La recente pubblicazione nella versione italiana de Le notti al Santa Caterina di Sarah Dunant, romanzo storico ambientato idealmente nel 1570 nel monastero di S. Antonio in Polesine, con riferimenti al convento del Corpus Domini, offre lo spunto per visitare il monastero benedettino di clausura fondato nel XIII secolo. Partendo da via Saraceno, lungo l'itinerario a piedi attraverso le antiche strade del centro storico, le soste davanti ad alcune testimonianze dell'architettura religiosa del XVI secolo sono il pretesto per presentare la trama del romanzo riferita alcuni aspetti della vita sociale, culturale, artistica, musicale e religiosa dell'epoca estense fra il Quattrocento e il 1598, momento della Devoluzione dello Stato Estense di Ferrara alla Santa Sede.

Il percorso a piedi parte toccherà S. Antonio Abate, S. Gregorio, il Corpus Domini, l'Oratorio dell'Annunziata e si concluderà con la visita agli interni di S. Antonio in Polesine.

Lo scorso 4 gennaio a Ferrara sono state effettuate delle riprese per una presentazione televisiva inglese del romanzo e andate in onda lo stesso mese. La guida ha avuto l'incarico e il piacere di seguire ed assistere la troupe e l'autrice del romanzo durante tutta la giornata di lavoro.

  

Sarah Dunant – Una giornata a Ferrara – Diario-Intervista di Elisabetta Concetta Gulino, 4 gennaio 2010 ©

Fa buio da un po’, la giornata intensa di riprese, sotto i morbidi e costanti fiocchi di neve nella Ferrara infreddolita e grigia di inizio anno, si è conclusa. L’impegnativa tabella di marcia, ricca più del previsto, è stata rispettata fino in fondo, con grande soddisfazione di tutti: Sarah Dunant, autrice de "Le notti al Santa Caterina" innanzitutto, i due operatori Gareth Jones e John Ryan per conto della londinese Cactus TV, Sara Conforti per il Comune di Ferrara, i custodi e responsabili dei siti ripresi, Lauretta Pozzati della Provincia di Ferrara – coordinatrice della giornata – e la sottoscritta, che con la sua solita, talvolta un po’ maniacale precisione, è riuscita a conciliare i fuori programma con gli appuntamenti e le condizioni appositamente concordati con i responsabili e i custodi dei siti presi in considerazione. Le immagini documentative vogliono accompagnare la presentazione del romanzo nella sua versione originale "Sacred Hearts" in due trasmissioni televisive già inserite nel palinsesto inglese: il 31 gennaio alle 19,30 su More4 e il 1° febbraio ore 12,05 su Channel 4.

Ci diamo appuntamento per una serata conviviale in una trattoria del centro storico. Lauretta e io abbiamo piacere di commentare insieme con gli ospiti l’esito del lavoro svolto e di approfondire la conoscenza di Sarah Dunant che, all’attivo già diversi romanzi storici di grande successo internazionale di critica e di lettori, ha deciso di incentrare il terzo romanzo di una trilogia sulla condizione femminile nel Rinascimento italiano proprio su Ferrara. Dopo la Nascita di Venere (2005) [The Birth of Venus, 2004] e La Cortigiana (2007) [In the Company of the Courtesan, 2006], ambientati a Firenze e Roma-Venezia rispettivamente, la Dunant propone infatti Le notti al Santa Caterina [Sacred Hearts, 2009], romanzo tradotto da Massimo Ortelio ed uscito per i tipi di Neri Pozza Vicenza nell’ottobre dell’anno appena conclusosi.

"Sarah, com’è andata?"

"Sono davvero entusiasta e soddisfatta. Come lo sono i due autori delle riprese, Gareth e John. Abbiamo trovato di più di quanto ci aspettassimo. Sfondi ed ambientazioni ideali per presentare il romanzo al pubblico televisivo inglese e raccontare una possibile Ferrara del 1570 - periodo in cui ho ambientato la trama – che mi sento di poter confermare essere ancora molto leggibile e immaginabile.

"Questo è il terzo romanzo di una trilogia. Quale il progetto storico-letterario tutto al femminile?"

"Ho studiato storia e da sempre mi occupo di storia. E’ un tema importante e affascinante che ci riguarda tutti. I perché del presente vanno ricercati nel passato. Ma il passato è storia e, nel tempo, ahimè, si traduce inevitabilmente in semplici date, fatti, luoghi e nomi – quasi solo maschili – e concetti piuttosto asettici. Il Rinascimento - precipuamente quello italiano - si contraddistingue per le grandi corti; i despoti condottieri e mecenati; la ricerca scientifica; il dibattito all’interno della religione cristiana e la concezione umanistica del mondo; i grandi scontri di potere e i successivi accordi di pace; gli interventi urbanistici e architettonici di grande respiro; il nascente gusto per la moda; la spietata contesa di pittori, artisti e musicisti ad uso e consumo mondano e di prestigio; la necessità di redimere e riequilibrare atteggiamenti di vita dissoluti attraverso l’istituzione, la presenza e la promozione di istituzioni conventuali e di confraternite. Non meno importante era la questione delle figlie da maritare.

In questo panorama si contraddistinguono tante figure femminili: donne raffinate, colte ed emancipate, la cui visione della realtà travalica i confini del proprio ambiente. Sono donne a capo di uno stato o, piuttosto, a fianco di un potente; consigliere, complici, amanti le cui doti e capacità spesso risultano decisive nelle sorti politiche dei loro uomini. Sono anche donne che, in virtù di una di pretta convenienza sociale, economica o politica di qualcuno, sono condannate ad un destino contrario alle loro ambizioni, ai loro desideri e aspirazioni.

Di queste donne volevo parlare, della condizione femminile in quell’epoca. Così, dopo aver ambientato nella Firenze medicea un’opera sulla figura della nobildonna, ho rivolto l’attenzione a quella di una cortigiana nella Venezia dei dogi. Infine, volevo approfondire e sviscerare le pesanti ripercussioni che le decisioni del Concilio di Trento ebbero sulla vita conventuale femminile. A mio parere, esse sono state piuttosto devastanti e ritengo che proprio a Ferrara, le conseguenze siano state particolarmente gravi.

"Perché proprio il convento?"

La risposta sta proprio nella nota storica che precede il romanzo vero e proprio: "Nell’Europa della seconda metà del sedicesimo secolo le doti si erano fatte così dispendiose che la maggior parte delle famiglie non poteva permettersi di maritare più di una figlia. Le altre sorelle venivano spedite in convento, a un costo assai minore. Si stima che in certe città quasi la metà delle nobildonne prendesse i voti. Non necessariamente di buon grado."

"Gli Estensi?"

Fino all’inevitabile Devoluzione del territorio allo Stato Pontificio, per mancanza di eredi maschi diretti, avvenuta nel 1598, la politica dei duchi Estensi era stata fondamentalmente tollerante e complice con le monache. Alcuni duchi erano particolarmente devoti e impegnati nella promozione, nella cura e nel sostentamento delle presenze monastiche e conventuali locali. Anche le loro consorti – Eleonora d’Aragona sposa di Ercole I e, più specificatamente, Lucrezia Borgia sposa di Alfonso I – si distinsero in tal senso. Gli Estensi contavano fra i religiosi molti membri della propria famiglia. La vita in convento, pur nel rispetto della regola e della clausura, prevedeva dei momenti di comunione materiale e mondana con la città. A seconda dell’ordine, il convento forniva particolari dolci piuttosto che essenze, unguenti o preparati della farmacopea locale, e organizzava rappresentazioni teatrali e musicali sacre in occasione delle ricorrenze liturgiche o di particolari eventi a corte. La qualità e l’unicità di questi eventi aumentava il prestigio della corte all’estero e aumentava i contributi dei benefattori. In questa politica, davvero, gli Estensi si distinsero in modo particolare, concordando insieme eventi ed inviti.

"Così, allora, la scelta caduta su Ferrara?"

Sì, diversi amici mi avevano parlato della città in termini positivi. Mi sottolineavano il suo carattere discreto, sobrio, ritirato. Erano rimasti colpiti dal silenzioso ma massiccio sfrecciare o passeggiare dei suoi abitanti in bicicletta per le strade della estesa città medievale pedonalizzata. Li avevano colpiti gli alti e semplici muri perimetrali delle proprietà, dietro i quali si celavano straordinari silenziosi spazi verdi adibiti ad orto o a giardino. Avevano scoperto un tessuto urbanistico storico ben conservato e, racchiuso negli edifici in mattone rosso, un patrimonio artistico-culturale di grande pregio e valore.

Così, quando tre anni fa oramai, misi mano alla terza parte del mio progetto letterario, venni a Ferrara e la decisione di ambientarlo in questa città fu naturale. Pur essendo una donna del XXI secolo, passeggiando per gli anfratti della città, visitando le architetture civili e religiose minori, riesco a riportarmi facilmente indietro di qualche secolo. Anche io, per poter scrivere, avevo la necessità di riuscire a provare determinate sensazioni ed emozioni. Anche allora, venni qui in inverno. La sensazione di freddo e di disagio della nebbia frequente mi aiutarono a calarmi più facilmente nell’ambiente della trama che andavo delineando.

"La ricerca storica? Tanti e dei più disparati campi i riferimenti citati"

E’ stata lunga e molto impegnativa. In effetti, tre anni pieni e densi. Non mi sono potuta sottrarre alla disponibilità di tante persone competenti, che mi hanno aiutata a comprendere aspetti a me un po’ ostici: la farmacopea piuttosto che la cultura musicale conventuale dell’epoca o altri temi ancora. Si sconfina in tutte le direzioni; anche quando si decide di porre un punto alla ricerca e di passare allo sviluppo ed all’esposizione della trama, sorge costante il dubbio di avere omesso qualche aspetto per semplice ignoranza. A beneficio mi sono venuti gli studi effettuati per le due opere precedenti.

"Isabeta, Benedicta, Perseveranza, Umiliana, Zuana e poi Clementia, Serafina…"

Questi nomi occorrono frequenti nella letteratura coeva e nei documenti pervenutici. Anche in questo caso ho potuto contare sulla consulenza di quanti mi hanno iniziata agli argomenti scientifici, religiosi, musicali.

"A proposito di musica."

Ho avuto l’opportunità di conoscere Musica Secreta, un duo femminile che ha approfondito il canto gregoriano al femminile, poco noto. La collaborazione ci ha arricchite reciprocamente e abbiamo creato un cd apposito.

"Leggendo l’opera si ritrovano continui riferimenti alla città. Quel Cristo che "sale la scala verso la croce", quelle "divinità pagane in vesti succinte, per non dire ignude", giusto per citarne uno religioso e uno profano. Cosa prova a opera ultimata, pubblicata e tradotta, ora anche "ripresa"?

E’ stata una grande emozione, ho rivissuto intensamente le tappe della stesura dell’opera. Mi premeva rivedere e realizzare delle immagini commentate nel Convento di S. Antonio in Polesine. Lì ci siamo trattenuti lungamente: l’ingresso all’area passando sotto il Santo in terracotta; il verde, recuperato e ben tenuto, antistante la chiesa pubblica; la pesante porta di legno dipinta di verde, che ci ha dato l’accesso al complesso. Poi, l’interno della chiesa pubblica così sfarzoso e distinto da quello riservato alle monache; in quest’ultimo troviamo la figura di Cristo, bambino in un affresco, crocifisso su un architrave, compianto in una nicchia. Il chiostro con le sue antiche colonnine tortili di legno poste al piano superiore, l’orto e il muro perimetrale dietro la chiesa. Eravamo così assorti e presi da queste bellezze e da quest’atmosfera, tanto da dimenticare i tempi delle inquiline, le monache appunto; per loro si approssimava l’ora sesta. Quando abbiamo lasciato il convento, suor Maria Ilaria ha accomiatato ciascuno di noi con un sacchetto di profumata lavanda dell’orto conventuale.

"I siti sono stati tanti."

Dall’albergo – dove abbiamo preso alloggio per la circostanza e dove abbiamo anche prodotto qualche immagine-intervista - ci eravamo allontanati a piedi. Proprio perché – provenendo da una città grande e trafficata come Londra - ritenevamo le dimensioni di Ferrara meritevoli di essere assaporate e vissute a piedi anche negli spostamenti da un sito ad un altro. Uscendo dal convento, la neve cadeva oramai fitta e ci siamo dovuti appellare alla vettura lasciata al parcheggio nei pressi dell’albergo. Si è rivelata un’idea felice poiché ci ha permesso di esplorare anche la città rinascimentale, alla fine del cinquecento già ampiamente sviluppata. Quando venni a Ferrara per la prima volta, il tempo a mia disposizione non mi permise di scoprire ed apprezzare la parte moderna della città. In quest’occasione ho avuto modo di farlo.

"Il coro ligneo? "

Infatti, recuperata la vettura, ci siamo diretti a S. Cristoforo alla Certosa, passando davanti ad un tratto della cinta muraria cittadina e fermandoci anche per una breve ripresa del chiostro quattrocentesco in piazzetta S. Anna. La vostra timida e discreta proposta di un sopralluogo al Tempio si è trasformata in altre gradite riprese video-suono. Quale sorpresa, per me, ritrovare i pannelli lignei intarsiati ricollocati nel loro coro originario! Li ricordavo esposti a Palazzo Schifanoia. Infine, il Gran Claustro e le antiche celle, ora luogo di riposo eterno di tante anime ferraresi: avremmo trascorso ancora molto tempo in quei luoghi di pace.

"La pausa pranzo?"

Non subito. Essendo lunedì, giorno di chiusura dei musei ferraresi, volevamo giungere a Casa Romei con una puntualità proprio svizzera, per non approfittare oltre modo della disponibilità accordataci. Abbiamo conosciuto l’attuale direttore. Anche qui: quante testimonianze pittoriche salvate dai tanti oratori e dalle tante chiese soppresse, abbandonate e distrutte nel tempo. Ferrara, allora, deve essere stata una città tutta corte, conventi, confraternite e università. Di questo cominciavo a convincermi sempre più. Finalmente la pausa ristoratrice in un bar nei pressi, in attesa di accedere al convento delle clarisse del Corpus Domini. Lì l’accoglienza è stata quella di sempre. Anche questo è un rituale, un riportare l’uomo d’oggi su altri piani e altri ritmi. Prima si bussa alla porta del convento e si chiede accesso, poi ci si sposta all’ingresso della chiesa pubblica e si attende che qualcuno apra, ovviamente è sempre una monaca. L’interno della chiesa pubblica, così barocco e così segnato dalla politica architettonica della controriforma, contrasta fortemente con quegli alti e scarni muri perimetrali esterni realizzati in semplici mattoni rossi. L’ambientazione del mio romanzo quasi non ricorda tutto questo lusso perché è il coro e l’ambiente sobrio degli spazi riservati alle monache che descrivo. Ma ho provato un sussulto quando ho riletto fra i nomi incisi nelle lapidi tombali Estensi poste nel coro, quelli di alcune conventuali e di un’abbadessa della stessa casata. La mia opera parla proprio di questo. Ciò che mi affascina è che Ferrara, ancor oggi, riesce a ridarne testimonianza concreta. Comunque, complimenti per il bellissimo recente restauro della chiesa.

"C’è stata una richiesta speciale."

Vero. Non paga delle tante belle immagini fissate, nella mia mente restava il desiderio di ritrovare un Cristo morto compianto da una Madre addolorata. Li ricordavo in una chiesa nei pressi di Palazzo Schifanoia, ma non sapevo più dove. Allora mi avevano molto impressionato. Voi avete reso possibile anche delle riprese di ciò. Me lo avete individuato, era quello in Santa Maria in Vado. Vi sono grata per essere riusciti ad organizzare così prontamente i dovuti permessi per le riprese. So quanto ciò sia difficile, talvolta.

"I Suoi prossimi progetti?"

Mi sono concessa qualche giorno di riposo a Firenze, dove ho casa. Domani rientro a Londra. La mia agenda è fitta di impegni relativi a quest’opera. Sono in procinto di partire per un lungo soggiorno in Australia per la presentazione dell’opera e per una serie di conferenze sull’argomento; infine, i primi di maggio, nuovamente nel mio paese per altre presentazioni con Musica Secreta.

"Il romanzo è già un successo nel mondo anglofono. Noi lo leggiamo in italiano."

Essendo "voi" i protagonisti, era scontato che l’opera fosse disponibile al pubblico italiano quanto prima. La traduzione piace molto. Anzi, mi sforzo molto nella vostra lingua, ma il mio italiano, per il momento, è più dilettantesco che dantesco. Sono in corso le traduzioni in oltre venti lingue; dopo l’uscita in olandese, è imminente quella nelle versioni tedesco, spagnolo e francese. Dovrei chiedere al mio editore l’esatto elenco delle altre lingue con relativo calendario.

"Tornerebbe a Ferrara per incontrare il pubblico italiano?"

Ogni pretesto è valido per tornare nel vostro Paese. Sarebbe meraviglioso. "

"Fine maggio potrebbe essere un’idea!?"

Perché no. A voi, intanto, un grazie sentito per aver letto in anticipo e attentamente appassionate questi quattro centimetri di carta stampata fitta fitta. Diversamente, sono certa, non saremmo riusciti a realizzare così tante immagini, suggestive e appropriate. Complimenti ancora per la vostra città, tuttora così pregna del suo passato, tutta da scoprire e assaporare.

"Grazie a Lei. Attendiamo ansiosi di conoscere il perché della scelta di questo titolo per la versione italiana."

La stanchezza, nostro malgrado, ha il sopravvento. Fra una parola ed un’altra, gli ospiti hanno apprezzato alcuni piatti forti della cucina cortese estense e hanno concluso il pasto con un assaggio di torta tenerina. A chi non piace il cioccolato? Quando stiamo per lasciare il locale - Lauretta ed io con la nostra copia autografa in mano - una signora si avvicina al nostro tavolo: sta leggendo il romanzo, è entusiasta, ha riconosciuto l’autrice e chiede di potersi portare via, anche lei, un pezzettino dell’anima della scrittrice per immergersi ancora meglio nella lettura restante de Le notti al Santa Caterina.

Si ringraziano per la collaborazione quanti, a vario titolo, hanno permesso e contribuito alla buona riuscita dell’evento. In modo particolare, oltre alle persone menzionate: la Prefettura, la Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici per le province di Ravenna, Ferrara, Forlì-Cesena e Rimini, la Provincia di Ferrara, il Comune di Ferrara.

 

Itinerario tematico: Casa Romei – testimonianze medioevali in una residenza rinascimentale

durata 1,5 ore – fino a 30 persone - 120,00 euro

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Casa Romei si intende come la residenza in città di un uomo di successo della corte Estense, Giovanni Romei, realizzata in terra nova. Uno degli ultimi esempi di architettura del periodo di transizione dal gotico al rinascimentale, dopo essere stata proprietà del vicino monastero del Corpus Domini e le vicissitudini seguite al periodo napoleonico, la Casa è stata salvata dalla demolizione con un deciso intervento dello Stato italiano, di cui è divenuta patrimonio. Ricca di affreschi a testimonianza della posizione sociale del suo primo proprietario, essa contiene molte testimonianze artistiche della Ferrara medioevale e rinascimentale scomparsa, provenienti in prevalenza da siti religiosi oggi in parte demoliti e da importanti committenze locali: cotti di cornicioni, stemmi nobiliari e di ordini religiosi, affreschi di interni ed esterni, soffitti in legno variamente lavorato, opere scultoree in marmo e altre realizzate in argilla.

E’ prevista una visita guidata per individuali sabato 5 giugno 2010 con incontro ore 17,00 presso la libreria Sognalibro. Costo a persona 8,00 euro (+ ingresso alla Casa: intero 3,00 euro; fino a 18 anni e oltre i 65 anni gratuito; 18 – 24 anni 1,50 euro).

 

 

Itinerario tematico: Il ghetto ebraico di Ferrara

durata 2 ore – fino a 30 persone - 120,00 euro

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La storia di Ferrara è caratterizzata dall’importante ed incisiva presenza degli Estensi, che elessero la città a sede del proprio potere e vi tennero residenza per circa tre secoli e mezzo, fino al 1598 quando, esauritasi la linea di discendenza diretta maschile, essi furono costretti a lasciare la città.

I rapporti di favori, tolleranza e vantaggi, che per tutto quel tempo avevano favorito la presenza di ebrei nella capitale dello stato estense, comportò con la Devoluzione del territorio allo Stato Pontificio l’emigrazione di molti essi verso altre città – in primo luogo Modena - e nel 1627 l’istituzione del così detto ghetto, nel quale la comunità ebraica di origini italiana, sefardita e ashkenazita si vide costretta a vivere fino al 1859, momento in cui Ferrara entrò a far parte del Regno d’Italia.

Nel ripercorrere le medioevali vie Contrari, Mazzini - al cui n. 95 si trova la sede della comunità ebraica ferrarese, la sinagoga ed il Museo ebraico - Vignatagliata e Vittoria con piazzetta Lampronti di questa zona adiacente alla Cattedrale ed inserite nella tradizionale e storica zona mercantile e universitaria di Ferrara, la visita presenterà uno spaccato del passato storico della cultura, della vita quotidiana sociale ed economica, dell’architettura e dell’urbanistica di un’importante zona storica della città estense.

L’itinerario comprenderà alcune testimonianze architettoniche della presenza ebraica a Ferrara esterne al ghetto, individuabili nell’ex oratorio di S. Crispino, nella colonna lapidea che regge la statua del duca Borso d’Este, nella Saletta Estense.

Durante il percorso si ricorderanno alcuni ferraresi di origine ebraica, importanti protagonisti della storia, della cultura, dell’arte e della musica del ‘900, come l‘autore del romanzo I Giardini dei Finzi Contini Giorgio Bassani, l’architetto-urbanista Ciro Contini, il pittore Roberto Melli, lo scultore Arrigo Minerbi, il violinista Aldo Ferraresi.

La visita si concluderà con un accenno ai tragici fatti ricordati da Bassani in Una notte del ’43, l’eccidio che si consumò principalmente di fronte alla storica farmacia Navarra-Bragliani e ricordato con due lapidi poste nel muretto del fossato che circonda il Castello Estense. 

 

Giorgio Bassani e Ferrara visti e vissuti da Carl Wilhelm Macke giornalista tedesco

intervista di Elisabetta Concetta Gulino, 30 dicembre 2009 ©

In più occasioni mi viene nominato tale Carl Wilhelm Macke, un giornalista tedesco innamorato di Ferrara. Curiosa di sapere cosa possa averlo spinto a occuparsi della città estense, decido di rintracciarlo attraverso internet e, stabilito un primo contatto, lui accetta un incontro durante il suo imminente soggiorno a Ferrara in occasione delle festività natalizie. Ad accogliermi presso la residenza nel cuore del centro storico cittadino trovo anche la moglie Dorothée. Si rivelano subito due persone davvero squisite e affabili, semplici e gentili. La signora mi offre un caffè e una scelta di biscottini natalizi tradizionali tedeschi rigorosamente fatti in casa e si ritira, per non essere di disturbo.

Mi sono documentata come meglio ho potuto, ho preparato un elenco di domande da porre, ma Macke si mostra subito loquace e desideroso di raccontare la sua professione-passione e il suo attaccamento a Ferrara. Chissà, forse, potersi liberamente esprimere nella sua lingua madre gli fa dimenticare il tempo che mi dedica, oltre due ore dense di ricordi, di informazioni, di riflessioni e di considerazioni. La mia prevista intervista si trasforma subito in un attento ascolto di quanto lui ha piacere raccontare di sé.

La nostra chiacchierata ruota intorno ad alcuni pochi ma importanti argomenti: la professione del pubblicista e giornalista indipendente oggi; la lingua italiana e l’Emilia Romagna nella letteratura di autori emiliano-romagnoli contemporanei; l’opera di Giorgio Bassani e il suo impegno civile nella Ferrara e nell’Italia del Dopoguerra; Ferrara – centro storico e culturale passato e contemporaneo, città delle biciclette e a misura d’uomo; Bassani, Ferrara, l’Emilia Romagna e l’Italia negli eventi tedeschi 2010.

Carl Wilhelm Macke

Nasce nel 1950 a Cloppenburg in Bassa Sassonia, città, come lui stesso la definisce, cattolicissima "con Camillo e senza Peppone". Conseguita la maturità umanistica, a Hannover Macke affianca agli studi in scienze politiche quelli in pedagogia, materia in cui si laurea. Vive a Monaco di Baviera e Ferrara. E’ giornalista indipendente e segretario generale dell’Associazione onlus "Journalisten helfen Journalisten" [Giornalisti aiutano giornalisti]. Si occupa principalmente di argomenti politico-letterari. Il primo contatto con il mondo straniero lo deve alla madre, che nel 1933 trascorre in Italia, sulle sponde del Lago di Bracciano, un breve periodo lavorativo – interrotto bruscamente dalle vicissitudini politiche del momento - e che insegna a lui e ai suoi fratelli maggiori le prime parole di italiano. Nell’apprendimento della lingua di Dante, Macke si imbatte presto nell’opera di Bassani, che di fatto lo porta fino alla Ferrara di oggi.

L’attività giornalistica e l’impegno a favore di altri giornalisti per un’informazione libera e indipendente

Macke tiene a precisare di non avere nessuna formazione giornalistica nel senso stretto del termine, ma che l’amore per il bello scrivere e per l’informazione politico-culturale e letteraria lo accompagna da sempre. Di fronte a un foglio vuoto prova subito un’irrefrenabile necessità di riempirlo. Presta la sua firma alla Süddeutsche Zeitung, alla Neue Gesellschaft - Frankfurter Hefte, inoltre alla Südwestradio e alla Bayerischer Rundfunk. Oggi, l’attività di giornalista indipendente è molto difficile. Il mondo della carta stampata è in profonda crisi, e anche le redazioni dei maggiori giornali cercano di soddisfare le proprie necessità avvalendosi di professionisti interni.

In Italia Macke annovera alcuni contatti e amicizie importanti: i giornalisti Francesco Erbani e Paolo Rumiz, lo scrittore e germanista Claudio Magris.

Macke è cofondatore e attuale segretario generale di "Journalisten helfen Journalisten" [www.journalistenhelfen.org] con sede a Monaco di Baviera. Sin dalla sua fondazione nel 1993, essa ha avuto per finalità il sostegno ai giornalisti di frontiera e in prima linea in paesi difficili perché in guerra, perché segnati da persecuzioni o da altre lesioni dei fondamentali e irrinunciabili diritti umani. I sostegni si intendono sia diretti a giornalisti di quei paesi sia a giornalisti occidentali attivi in paesi con situazioni di estrema criticità e possono consistere in farmaci piuttosto che in assistenza legale nella richiesta di asilo politico, fornitura di materiale professionale come computer e registratori o altre forme di partecipazione. Nell’era di internet è importante ed essenziale sostenere l’informazione di prima mano. Per l’impegno dimostrato, l’organizzazione vanta oggi anche dei sostenitori economici. Stretti sono i contatti con la Süddeutsche Zeitung.

"Colpa della mamma"– l’Italia, l’italiano e l’amore per il bello scrivere

Prima ancora di parlare della sua attività professionale e del "suo" italiano, a Macke preme ricordare e sottolineare la condivisione e coltivazione degli interessi, della bella lettura, della lingua italiana e del Belpaese con Dorothée.

L’italiano rappresenta per Macke il primo contatto con il mondo straniero. "Colpa della mamma", dice lui, a causa del breve soggiorno in Italia da molto giovane che lei non dimenticò mai più. Trasmise ai figli un italiano molto frammentario, magari anche un po’ inventato e folcloristico, ma sufficiente perché Macke riuscisse a coglierne la musicalità e il fermo desiderio di "sguazzarci dentro", apprenderlo bene e conoscerne il paese.

Sensibile alla poesia, in forma autodidatta e con l’ausilio dell’immancabile dizionario Langenscheidt, e successivamente anche frequentando corsi specifici presso scuole di lingua, in Germania e a Perugia, il giornalista si accosta al ricercato lessico della lirica del Novecento italiano: in primis Eugenio Montale, Giuseppe Ungaretti e Giorgio Caproni. Segue l’approccio alla letteratura di Bassani. I momenti di maggior apprendimento dell’italiano Macke li ricorda a Napoli e Roma, dove le sue frequentazioni e amicizie si "consumano" in lingua italiana perché quasi nessuno comprende e parla il tedesco. Per imparare bene la lingua, dice per inciso, sarebbe opportuno vivere per un periodo più lungo nel paese, in modo da assimilarne meglio le sfumature e parlarlo con più scioltezza.

Giorgio Bassani, Paolo Ravenna, Ferrara, Italia Nostra

L’incontro di Macke con la letteratura di Bassani segna una svolta. Rari, dice, sono gli autori di grande spessore a tornare così ripetutamente e insistentemente sulla propria città e sul proprio ambiente e paesaggio. Bassani è uno di questi. Leggendo la sua opera, il lettore si sente come preso per mano e condotto per le vie e le atmosfere della Città. Non vi è praticamente opera in cui Bassani non parli di Ferrara o del suo territorio, da Un romanzo per Ferrara all’Airone.

Durante gli studi universitari e grazie ai suoi contatti personali con storici, giornalisti e cultori tedeschi dell’opera di Bassani, Macke ha modo di conoscerne la personalità. Nel 1963 Herbert Schlüter propone la traduzione tedesca del Giardino dei Finzi Contini e fa conoscere l’autore italiano al pubblico tedesco. Schlüter si conferma anche straordinario traduttore di altre opere di Bassani.

Attraverso l’amico Eberhard Schmidt Macke conosce l’avvocato Paolo Ravenna, divenuto negli anni suo amico fraterno - è l’ultimo studente vivente di Bassani nella scuola ebraica di via Vignatagliata negli anni delle leggi razziali. Schmidt è l’ultimo autore tedesco ad avere avuto un incontro importante con Bassani nonché il curatore di Erinnerungen des Herzens ([Ricordi del cuore], München-Zürich, Piper, 1991).

Nelle parole della lapide posta recentemente nella facciata della casa ferrarese di Bassani in via Cisterna del Follo, Paolo Ravenna ha voluto fortemente ricordare colui che "si aprì alla poesia e all’alto impegno civile", colui che negli anni della ricostruzione postbellica in Italia insieme ad altri promotori, costituì Italia Nostra, "Associazione nazionale per la tutela del patrimonio storico, artistico e naturale della nazione", ne fu presidente dal 1965 al 1980 e profuse forze, determinazione e ogni mezzo disponibile perché il grande patrimonio artistico, culturale e paesaggistico italiano non rimanesse vittima del fervore speculativo di quegli anni. Fu Bassani a battersi per il recupero a Ferrara delle Mura rinascimentali e dell’Addizione Verde - oggi il parco urbano della città - e sempre al suo impegno si deve la realizzazione del Parco del Delta del Po.

Macke abbraccia convinto la causa di Italia Nostra, e dal 2006 è socio della sezione ferrarese.

Sul fronte dell’impegno per una società civile, moderna e portatrice di valori di pace, Macke cita, attraverso Paolo Ravenna, i tre grandi riferimenti di Bassani: democrazia – libertà – laicità, valori che permettono di superare e prevenire distinguo e discriminazioni razziali e religiose, permettono all’uomo e alla società di superare il provincialismo e di progredire civilmente. Bassani è stato vittima delle persecuzioni razziali; di lui si occupa attualmente anche Hans Woller, ricercatore all’Istituto di Storia Contemporanea di Monaco a Berlino e autore de I conti con il fascismo pubblicato da Il Mulino, Bologna nel 1997 (originale: Abrechnung mit dem Faschismus in Italien 1943 bis 1948, München, 1996).

I messaggi di Bassani sono forti e consentono a Macke di riflettere sul suo rapporto con il proprio paese, sulla differente elaborazione che fanno i due paesi, l’Italia e la Germania, del periodo storico della prima metà del Novecento. L’Italia si preoccupa della ricostruzione e, soprattutto, della salvaguardia del grande patrimonio e della sua identità storica e culturale. La Germania degli anni Sessanta e Settanta, d’altro canto, esercita una sorta di "autocastrazione" rispetto al passato.

"Sobrietà": un termine, un concetto e un impegno nella vita. In Germania, dice Macke, l’Italia è messa volentieri in relazione con l’idea di "grande spettacolo" e "retorica dei paesi del Sud". Nel tempo, Macke ha imparato a conoscere e ad apprezzare anche un’altra Italia, un’Italia che sa essere "molto sobria, molto affidabile e anche molto formale", e che lui ritrova anche nell’opera di Bassani: poche parole, ma pensate e mirate.

Macke - Ambasciatore di Ferrara e della cultura letteraria emiliano romagnola contemporanea?

No, peccherebbe di presunzione, ma, nemmeno turista. Il giornalista, grazie a una piccola eredità, ha la possibilità di realizzare un sogno: acquistare un piccolo appartamento nel centro storico estense e sentirsi veramente a casa anche a Ferrara; vivere come un normale ferrarese, che quotidianamente va a fare la spesa nelle botteghe del vicinato, che si ritrova con gli amici, trascorre una serata in trattoria o si concede un giro in bicicletta a zonzo per le vie medievali, sulle mura rinascimentali della città o lungo l’argine del Po. Ambiente, quest’ultimo, che Macke conosce sin dalla versione tedesca di Stefan Andres del Mulino sul Po di Riccardo Bacchelli.

Macke risiede oggi principalmente a Monaco di Baviera, dove svolge la sua attività professionale, ma da oltre dieci anni, da quando ha casa a Ferrara, ogniqualvolta gli sia possibile, scappa dalla metropoli della Germania meridionale per rifugiarsi e rigenerarsi nella città estense. A Ferrara ritorna cinque sei volte l’anno e per periodi di uno o due settimane ciascuno. Lontani nel ricordo degli anni Ottanta gli annuali soggiorni di pochi giorni da turista in un modesto albergo del centro storico in funzione dei suoi primi sopralluoghi bassaniani.

Quando è in Germania, Macke coglie ogni occasione e opportunità per parlare e promuovere Ferrara e diffondere l’opera di Bassani e quella degli autori emiliano-romagnoli contemporanei. Così lo vediamo curatore della recente pubblicazione Bologna und Emilia Romagna. Eine literarische Einladung, (Berlin, Klaus Wagenbach, 2009). Quest’opera di piccolo formato, dall’accurata ed elegante rilegatura in tela rossa, su invito della Regione Assia – gemellata con la Regione Emilia Romagna - è stata presentata a Wiesbaden nell’autunno 2009 e a fine marzo del 2010 sarà presentata anche a Friburgo. Essa si propone come un assaggio e un invito a visitare e conoscere il mondo e le atmosfere padane emiliano-romagnole. Pertanto non mancano brani dei ferraresi Michelangelo Antonioni, Gianni Celati, Diego Marani, Gian Pietro Testa e Gaetano Tumiati. E Macke, anche questa volta, coglierà l’occasione per parlare di Ferrara e magari per esporre del materiale turistico sulla città e il territorio, che nel frattempo avrà sollecitato ancora una volta alla sempre gentile e disponibile Lauretta Pozzati dell’Assessorato al Turismo della Provincia di Ferrara.

Ferrara – Wo liegt denn das? – Ferrara, centro di cultura, a misura d’uomo e di bicicletta

Non mancano amici e conoscenti tedeschi che celebrano altre terre e altre regioni italiane, la verde e collinosa Toscana innanzi tutto, un mito nell’immaginario del tedesco. Ma non è questo che cerca Macke. Lui è cresciuto in una regione molto piatta, dove da sempre il principale mezzo di trasporto personale è la bicicletta, e non è particolarmente attratto dal paesaggio montano. Anche a Monaco di Baviera Macke usa la bicicletta, ma il suo è un modo diverso di intendere le due ruote. Lui sogna l’Italia e immagina un luogo con un minimo di "urbanità", un luogo naturalmente collegato al sistema ferroviario, con un giornalaio, una buona trattoria, dei centri di fruizione e produzione culturale e che sia un luogo a misura d’uomo.

Ferrara è la città degli Estensi, di Lucrezia Borgia e di Bassani. Ferrara offre un invidiabile patrimonio artistico e intellettuale passato e contemporaneo. E’ stata uno dei massimi centri della cultura, della civiltà e del potere rinascimentale ed è città universitaria sin dal lontano 1391. Macke non manca di riconfermarselo tutte le volte che vi ritorna e soggiorna, non manca di suggerirla a parenti, amici e conoscenti. Cita i toccanti affreschi nel convento di Sant’Antonio in Polesine, la ceramica attica e la storia spinetica nel Museo Archeologico Nazionale del rossettiano palazzo Costabili, la preziosa collezione di capolavori nella Pinacoteca Nazionale in Palazzo dei Diamanti, i Mesi affrescati di Palazzo Schifanoia, le straordinarie rappresentazioni dei lavori nelle formelle conservate al Museo della Cattedrale. A Ferrara non si può ignorare il programma di danza, prosa, lirica e concertistica di grande levatura offerto dal settecentesco Teatro Comunale, nemmeno le raffinate e curate mostre temporanee di Ferrara Arte a Palazzo Diamanti.
Cosa sarebbe Ferrara senza la bicicletta! Lui stesso ne dispone una per la città, vecchia ed essenziale, e una più affidabile, per le lunghe passeggiate che si concede lungo il fiume e attraverso la campagna locale.

A proposito dell’uso della bicicletta Macke dice su Ferrara. Voci di una città, 8 giugno 1998, pp.25-26: "A Ferrara si contano tante biciclette come in nessuna altra città italiana: non sono mai biciclette di lusso o mountain-bike raffinate; due ruote e un telaio non troppo arrugginito sono sufficienti per la maggior parte dei ciclisti; anche l’impianto di illuminazione non sempre funziona a dovere. Su questi veicoli – che in Germania verrebbero considerati un’infrazione a tutte le regole della circolazione – si spostano con grande disinvoltura distinti impiegati di banca ed eleganti commesse di boutique alla moda che vanno al lavoro. Gli anziani sono maestri nell’"arte del passeggio in bici": si muovono sfidando il limite dell’immobilità per potersi intrattenere in tutta tranquillità con il ciclista a fianco." Il Castello Estense? E’ talmente imponente che ci si sente quasi inadeguati. Certo, lo ha visitato e lo apprezza, ma ora si accontenta di attraversarne il cortile, girargli attorno e sentirlo come un sicuro punto di orientamento e riferimento nell’architettura e nell’urbanistica cittadina.

La lunga lista dei luoghi da visitare raccomandata da Macke comprende anche il cimitero ebraico, il cimitero monumentale con S. Cristoforo alla Certosa, le mostre al Padiglione di Arte Contemporanea e il Museo con l’opera pittorica di Giovanni Boldini.

Al di là di Ferrara, Macke rammenta la cittadina lagunare di Comacchio e l’antica abbazia benedettina di Pomposa.

Ribadisce: Ferrara non è né grande né piccola, ha una dimensione umana, e l’uso disinvolto e quotidiano della bicicletta gli permette di prendersi delle ferie dall’auto. Ferrara - punto di partenza per raggiungere in treno con facilità mete culturali e artistiche come Ravenna, Bologna, Padova, Venezia, quest’ultima la preferita fra le mete per i momenti fuori porta.

Qualche neo? Sì: l’umidità della nebbia in inverno e dell’afa condita con zanzare in estate. Non c’è verso, a Ferrara, per sopravvivere, è l’uomo che deve piegarsi e adattare il suo stile di vita al clima e non viceversa. E, aggiunge, pensando al fratello disabile venuto a trovarlo in Italia dalla città delle biciclette Münster, la città potrebbe fare qualche sforzo in più in termini di accessibilità.

 2010 – Giorgio Bassani a dieci anni dalla morte, altre manifestazioni sull’Italia in Germania

Che Macke si senta molto coinvolto nella causa italiana, è innegabile: ha da tempo assimilato l’impegno di Paolo Ravenna: divulgare il pensiero di Bassani, poeta e homo civicus, ricordando il grande impegno profuso dall’autore in ogni momento della sua vita, ovvero quello di aprire la città di Ferrara al mondo, farla conoscere al mondo. Macke segue elencando una serie di iniziative in calendario per il 2010 in cui l’Italia è protagonista: innanzi tutto ricorda la mostra regionale "Bayern – Italien" che si terrà a Füssen e Augusta dal 21 maggio al 10 ottobre.

Nei mesi di aprile e maggio prossimi, la città di Francoforte sul Meno ricorderà il decimo anniversario della morte di Bassani con una serie di iniziative presso il locale museo ebraico. E’ prevista anche una mostra di immagini in bianco e nero realizzate nella Ferrara degli anni Settanta dal fotografo Paolo Monti e un intervento dello stesso Macke sull’impegno civile di Bassani nell’associazione Italia Nostra.

Infine Auschwitz e Dachau: due luoghi e capitoli della storia che Macke ha modo di conoscere più intimamente, il primo attraverso la vita della famiglia di Paolo Ravenna, il secondo anche attraverso Gabriele Hammermann, attuale direttore del Museo Memoriale di Dachau, studiosa ricercatrice nonché autrice de Gli internati militari italiani in Germania 1943 – 1945 (trad. E. Morandi, Bologna, Il Mulino, 2004).

 

E’ ormai ora di pranzo. Davvero grata delle tante proposte e dei tanti suggerimenti di approfondimento ricevuti da questo garbato, preparato e appassionato giornalista e cultore della letteratura italiana e ferrarese contemporanea, mi congedo non prima di averlo ringraziato per il tempo dedicatomi e nella speranza che il presente articolo sia anche di suo gradimento.

 

Nota:

Altri contributi di Carl Wilhelm Macke, consultabili su internet, sono: "Giorgio Bassani, la Germania e l’Europa", "Giorgio Bassani und seine Rezeption in Deutschland".

 

Itinerario tematico: San Cristoforo alla Certosa

durata 1,5-2 ore – fino a 30 persone - 100,00 euro

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La fondazione della Certosa di Ferrara nel 1452 si deve a Borso d’Este, futuro primo duca di Ferrara. Alla sua morte, il fratello e successore Ercole I optò per una nuova chiesa in un’area contigua, ma dai volumi e dai tratti più in linea con la grande opera di ampliamento della città allora in corso, l’addizione di Biagio Rossetti avvenuta a partire dal 1492.

Forti danni dovuti al disastroso terremoto che colpì la città estense nel 1570 comportarono una parziale ricostruzione del tempio. Successivamente, nel 1798, a causa delle disposizioni napoleoniche si ebbe la cacciata dei monaci dalla Certosa ed il 3 gennaio 1813, l’area nel frattempo adibita a nuovo cimitero della città accolse il suo primo defunto, l’agricoltore Giuseppe Cerchiari.

La conseguente funzione di chiesa cimiteriale comportò altri radicali cambiamenti del suo interno. Nel corso del tempo si ebbe un graduale degrado, al quale si aggiunsero i danni provocati da un pesante bombardamento che la città subì nel 1944. Riparati i danni, oggetto di ulteriori interventi di restauro e ripristino nel dopoguerra, la chiesa, di fatto, recentemente è stata sottoposta ad un rinnovato ma complessivo ed accurato restauro realizzato grazie all’importante interessamento anche economico-finanziario della Fondazione Cassa di Risparmio. Fra il 2006 e il 2007 il tempio con i suoi arredi è stato restituito alla cittadinanza, così ricoprendo nuovamente la funzione di chiesa cimiteriale.

Oggi si accede all’edificio attraverso un portale del 1769 inserito in una facciata incompiuta. L’interno colpisce immediatamente per le sue dimensioni eccezionali, per la luce che la pervade e riverberata dalle pareti olivigne, così come per l’impianto architettonico ordinato, simmetrico ed omogeneo.

Nelle cappelle un ciclo pittorico con le storie di Cristo realizzato nel Cinquecento da Nicolò Roselli inserite in cornici e teche del contemporaneo Ercole Aviati caratterizzano i singoli altari dal paliotto in scagliola, mentre opere pittoriche di varie epoche decorano le rispettive rimanenti pareti laterali.

Nei due bracci del transetto sono tornate dopo una sofferta assenza durata oltre due secoli, due imponenti capolavori pittorici del Bastianino, posti in evidenza dalle coeve teche rappresentanti profeti e sibille. Nelle pareti lunghe dipinti seicenteschi con storie di certosini sottolineano e raccontano della vita di alcuni importanti rappresentanti dell’ordine di san Bruno.

Il presbiterio è occupato quasi per intero da un cinquecentesco ciborio ligneo di straordinaria fattura, nel quale in origine erano inseriti due piccoli dipinti su rame realizzati rispettivamente da Ludovico e da Agostino Carracci, ed ora esposti alla Pinacoteca Nazionale della città.

Il coro accoglie in fondo un’altra opera del Bastianino, rappresentante il santo titolare della chiesa, mentre per l’antico coro ligneo, assente, bisogna attendere il completamento oramai prossimo dei lavori di restauro.

Dei numerosi autori presenti si ricordano inoltre Nicolò Pisano, Ippolito Scarsella e Giacomo Parolini.

 

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Elisabetta Concetta Gulino

Nata nel 1962, italo-svizzera bilingue italiano-tedesco, dopo la maturità scientifica ed i primi importanti soggiorni formativi all’estero (Inghilterra e Svizzera), si iscrive all’Università di Verona, dove nel 1990 consegue la laurea in lingue e letterature straniere con una tesi sperimentale in socio-linguistica elaborata in Germania nell’ambito del programma di scambi universitari Erasmus. Successivamente, presso lo stesso Ateneo, frequenta un corso di perfezionamento post-lauream in giornalismo economico ed un secondo in interpretazione consecutiva (tedesco e inglese).

Durante gli studi universitari matura significative esperienze lavorative nei settori commerciale, industriale e turistico.

Borse di studio universitarie ed impegni di studio e lavoro le permettono di visitare e trascorrere dei periodi all’estero, principalmente in Svizzera, Germania, Austria, Gran Bretagna, Francia e Spagna, ma anche in Polonia e Ungheria, dove ha modo di conoscere e confrontarsi con lingue, culture, tradizioni, religioni e sistemi socio-politico-economici differenti.

Gli hobby spaziano principalmente dall’architettura all’arte, all’artigianato, alla fotografia ed al design.

Dal 1995 vive a Ferrara.

Dal 1996 è guida turistica autorizzata di Ferrara e Provincia.

Dal 1997 è libera professionista indipendente.

Collabora con enti ed istituzioni pubblici e privati, con imprese, con istituti universitari, con associazioni culturali. I maggiori clienti sono agenzie di viaggi e tour operator italiani e stranieri.

Grazie alle iniziative culturali promosse dalla libreria Sognalibro di Ferrara propone visite guidate tematiche. E’ la principale ideatrice e promotrice delle visite guidate "scopri Ferrara", iniziativa che gestisce con altri colleghi. Per Segwayexperience è l’autrice dell’itinerario turistico di Ferrara e guida turistica di riferimento.

Dal 1997, per favorire l’aggiornamento ed una maggiore professionalizzazione delle guide turistiche locali, promuove ed organizza incontri tematici di approfondimento specifici presso enti e consorzi pubblici e privati nonché realtà imprenditoriali.

Offre consulenza nell’elaborazione di itinerari turistici, di programmi speciali per operatori del settore e per eventi turistico-convegnistici.

 

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